Edward Estlin Cummings

Posted on luglio 8, 2007. Filed under: Poesia |

da «Xaipe»

Edward Estlin Cummings

perché si deve in ogni parco impalare

una tra virgolette statua per dimostrare
che un eroe assomiglia a un qualunque frescone
che dalla fifa non ha osato dire « no »?

i tra virgolette cittadini potrebbero altrimenti
scordare (errare è umano; perdonare
divino) che se tra virgolette lo stato dice
« uccidi » uccidere è un atto d’amore cristiano.

« Nulla » nell’anno del signore 1944

« può opporsi ai motivi di necessità
militare » (generalissimo e)
e l’eco risponde « la ragione è
inappellabile » (freud) — qui si paga e
non si sceglie. Libertà che cuccagna

Edward Estlin Cummings, poeta americano (Cambridge 1894 – New Hampshire 1962), combatté sul fronte francese durante la prima guerra mondiale e qui ebbe modo di pensare e di constatare l’insormontabile frattura che esiste tra l’esigenza della società e l’esigenza dell’individuo. Nel 1920 trascorse qualche tempo a Parigi e viaggiò in altre parti d’Europa. Nel 1923 pubblicò il suo primo volume in versi, « Tulipes & Chimneys ». Verso il ’30 l’interesse per la società sovietica fu enorme tra gli intellettuali americani. Anche Cummings ne fu incuriosito e volle andare in Russia per verificare con i propri occhi.

I versi di Cummings mancanti di qualsiasi organicità di stampo tradizionale, costituiscono una lucida presa di coscienza anticonformistica. L’autore arriva talvolta alla disintegrazione delle parole, sottoponendo il lettore a veri e propri traumi e ad un lavoro di interpretazione di formule espressive polivalenti.

Oltre al già citato « Tulipani e Camini », tra le sue opere ricordiamo: « La grande stanza », « E », « Vi Ciopw », « Tom ».

da « Poetry »

« se pure i tuoi dolori
nessuna lingua può dire,
tre io ti darò dolci
gioie per ognuno
Ma dev’essere la tua »
sussurra quel fiore

mormora ardente questo
« ti darò cinque speranze
per qualsiasi paura,
ma Deve essere la tua »
perfettamente viva
gemma di beatitudine

« sette cieli per
soltanto uno morire, ti
darò » silenziosamente
grida il (che chiamiamo
rosa un) mistero
« ma dev’essere il Tuo »

Poesie, tr, Mary de Rachewiltz, Milano, Lerici-Scheiwiller, 1963.


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